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IL MISTRO PEREZ ROQUE E LA RISOLUZIONE SUL BLOQUEO
Il Ministro agli Esteri cubano ha presentato il rapporto all’Assemblea Generale Onu
• I danni economici diretti provocati a Cuba dal blocco degli Stati Uniti superano gli 89 miliardi di dollari, ha rivelato Felipe Pérez Roque, ministro degli Affari Esteri nella presentazione alla stampa nazionale e straniera del Rapporto sulla Risoluzione 61/11 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, compreso nel programma dell’Assemblea e che verrà analizzato il prossimo 30 ottobre. Il Ministro cubano ha segnalato che il blocco genera un rifiuto internazionale sempre maggiore, date le sue misure extraterritoriali. Ha detto che in quest’opportunità 115 paesi membri dell’Onu hanno presentato i loro rapporti sui danni derivati dal blocco a Cuba, nonchè uno stato osservatore, la Santa Sede e 23 agenzie tra le quali il PNUD, l’OPS, la FAO. Poi ha precisato che da maggio del 2006 a maggio del 2007 sono stati documentati danni economici a più di 30 paesi. “Il blocco non è una questione bilaterale”, ha sostenuto. Pérez Roque ha ricordato che nel 1992, quando per la prima volta Cuba ha presentato il rapporto, soli 59 paesi hanno votato a favore. L’anno scorso 183 nazioni si sono pronunciate per l’eliminazione del blocco. Questo è un riflesso del rifiuto internazionale alla misura la cui applicazione, in particolare l’anno scorso, ha raggiunto livelli di schizofrenia. Il rapporto dettaglia l’incremento dei danni in ogni settore dell’economia cubana e la sofferenza che causa al nostro popolo la recrudescenza delle misure. Una volta conclusasi la presentazione del documento, Pérez Roque ha invitato i rappresentanti di diversi settori dell’economia, la salute, lo sport, educazione, il trasporto, la cultura, la biotecnologia e un leader sportivo delle olimpiade speciali internazionali a esporre alla stampa le loro esperienze riguardo i danni nei loro settori. Hanno particolarmente colpito i presenti gli interventi dei dottori Herminia Valenzuela, del cardiocentro infantile William Soler, e Alexander Marmol, dell’Istituto di Nefrologia. Bambini e malati renali soffrono e muoiono ogni anno. Gli esempi sono stati drammatici. I giornalisti stranieri hanno chiesto a Pérez Roque le sue opinioni su vari temi. A una domanda su quanto ritiene che perdono gli Stati Uniti per l’imposizione del blocco, ha detto: “Credo che l’elemento principale che loro devano avere presente non è quello che perdono ma quello che ci fanno soffrire a noi, ai suoi cittadini e ai cittadini del resto del mondo. Quella sarebbe una ragione più che sufficiente, io direi quella principale, per rinunciare a una politica assurda, criminale, illegale che ha un enorme rifiuto mondiale e che pone in ridicolo un paese che chiama se stesso il campione dei diritti umani”. Rispondendo ad altra domanda, ha affermato che Cuba è disposta a mantenere un dialogo con gli Stati Uniti sulla base del rispetto della sua sovranità e diritti. Altrimenti l’Isola continuerà a resistere 1.000 anni il blocco. Il blocco va eliminato già, immediatamente e incondizionatamente perchè una violazione dei diritti del popolo cubano, della legge internazionale e dei diritti del popolo degli Stati Uniti. “Il governo degli Stati Uniti - ha continuato- non ha una ragione per giustificare la politica del blocco, una politica di genocidio contro un popolo, il tentativo di sottomettere per fame e malattie un piccolo paese che non costituisce una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e che costituisce un modello per molti popoli della terra che ammirano la nostra resistenza e l’opera che abbiamo costruito, imperfetta, con molto da fare ancora, ma che oggi desta un riconoscimento internazionale. Altrimenti Cuba non otterrebbe 183 voti dei 192 membri delle Nazioni Unite”, ha concluso. |