“MIRACOLO”
A L’AVANA
di Ignacio Ramonet
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Nei ranchitos di Caracas, dove
finora ha vissuto la popolazione senza nessun
diritto, i cosiddetti “invisibili”,
Cuba ha inviato da tempo medici che, mettendo
in piedi piccoli dispensari, stanno letteralmente
cambiando la vita dell’umanità che
vive aggrappata a quelle colline e, in molti casi,
non aveva mai visto un dottore. Molti degli infermi
sono ciechi. Ma lo sono per povertà, perchè,
nella maggior parte dei casi, la loro cecità
si potrebbe curare facilmente.
Così questi medici cubani hanno deciso
di cambiare il corso delle cose, e d’accordo
con le autorità sanitarie del loro paese,
hanno iniziato a inviare all’Avana i pazienti
accompagnati da un familiare. Tutto gratis. Sono
più di cinquemila, ormai, le persone che
in questo modo hanno “vissuto” un
miracolo e recuperato la vista dopo decenni di
oscurità. E il ponte aereo continua.
Un amico, mentre andavamo in macchina per la strade
dell’Avana, qualche giorno fa mi ha detto:
«Vengono, in aereo, dal Venezuela ogni settimana.
Sono cento, centocinquanta, ognuno accompagnato
da un parente. Vengono per operarsi e quelli arrivati
la settimana prima ritornano indietro, guariti,
con lo stesso aereo».
«Operarsi di che cosa?»
«Di infermità agli occhi. Li operano,
e recuperano la vista».
Non potevo crederci.
«Ma com’è possibile che non
ho mai sentito parlare di questa storia?»
«Beh, sai, -mi ha detto- di questo paese
vengono diffuse solo le cattive notizie...».
Il mio amico non aveva nessun incarico “ufficiale”
e poteva essersi sbagliato. Così decisi
di indagare per conto mio. Mi sembrava strano
che un’informazione tanto spettacolare ed
emblematica delle contraddizioni latinoamericane
non fosse circolata. Iniziai a interrogare la
gente ben informata e anche qualche amico venezuelano.
Tutti mi confermarono la fondatezza della notizia.
«Finora -mi spiegò un operatore sanitario
che stava lavorando al progetto- abbiamo preferito
che non venisse fatta troppa pubblicità.
Era in corso, in Venezuela, un processo elettorale,
il referendum revocatorio, e non volevamo che
si potesse pensare che questo sforzo cubano avesse
finalità propagandistiche. Ci avrebbero
accusato di pesante intromissione in quel processo
politico. Per questo, senza che fosse per nulla
un segreto, questo aiuto umanitario non venne
pubblicizzato con squilli di tromba. Ma dopo il
15 agosto e l’indiscutibile vittoria di
Chávez nel referendum, l’informazione
riguardo a quello che la gente dei ranchitos ha
definito Progetto Miracolo ha iniziato a circolare.
Sono stati pubblicati reportage e un regista sta
girando addirittura un documentario».
Poco a poco, ho conosciuto tutti i dettagli di
quello che definirei uno scambio etico. In virtù
degli accordi tra il governo di Caracas e quello
dell’Avana, Cuba, in cambio di una fornitura
petrolifera capace di attenuare le conseguenze
dell’embargo Usa [inasprito proprio quest’anno],
ha inviato in Venezuela più di diecimila
medici che hanno insediato veri presidi sanitari,
provvisti del necessario per dare i primi aiuti
e curare le malattie più ricorrenti in
quelle villas miserias dove la democrazia dei
Calderas e dei Carlos Andres Pérez non
aveva mai pensato neanche di metter piede. Questi
“missionari” ricevono lo stesso [modesto]
stipendio che avrebbero a Cuba e vivono nelle
stesse casupole dei loro pazienti. Frequentemente
diagnosticano malattie dovute alla miseria che
non possono curare direttamente e quindi dirottano
i cittadini infermi negli ospedali della città,
anche quelli militari, che prima non avevano mai
dato assistenza a quel tipo di umanità.
Tra questi malati, molti soffrivano di malattie
agli occhi e diventavano ciechi, magari soltanto
per cataratte degenerate. Cuba, dove la revolución
ha creato strutture mediche adeguate e specializzate,
si è offerta di risolvere questo particolare
problema con operazioni che adesso nei ranchitos
definiscono miracoli.
Molte storie sono toccanti. Per esempio la storia
di uomo, cieco da più di trent’anni,
che, quando gli sono state tolte le bende, ha
visto per la prima volta i suoi cinque figli.
Una vicenda analoga a quella di una signora che
ha riacquistato la vista dopo ventotto anni, e
ha potuto dare un volto alle voci dei suoi nipoti.
O la storia del piccolo Samuel, operato di cataratta
congenita, che ha potuto finalmente incontrare
gli occhi di sua madre.
Gli aneddoti sono molti, emozionanti e “miracolosi”
come un racconto neorealista. O come il tragitto
che porta dalla cieca oscurità alla luce.
Fonte: LatinoAmerica
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