Il “Cavaliere della Libertà” Giuseppe Garibaldi, portò la sua sete di giustizia e libertà anche nelle terre latinoamericane.
Da molte ricerche di studiosi e storiografi sono ormai divenute certezze le probabilità sulla presenza di Giuseppe Garibaldi a Cuba.
Infatti dai documenti ritrovati, lettere, testimonianze di contemporanei studiosi e patrioti cubani, si evidenzia l’arrivo all’Avana di Garibaldi il 1851 con una nave a vapore chiamata Georgia.
Il viaggio era apparentemente commerciale, ma quando approdo a L’Avana si fermò con documentazione falsa per poi andare a Panama e Perù secondo lo scomparso etnologo avanero Fernando Ortiz.
Giuseppe Garibaldi arrivò a L’Avana con il suo amico Francesco Carpanetto e conobbe tramite Antonio Meucci i cubani Gaspar Betancourt Cisneros, Cirilo Villaverde e John Anderson. Era venuto più volte nell’isola e conosceva bene la situazione politica in cui versava.
L’ansia di giustizia che contraddistingueva l’eroico combattente italiano non andò però oltre perché nel contesto storico di quel momento, non esistevano ancora le condizioni per portare a termine un’insurrezione contro la dominazione spagnola che sottometteva Cuba.
Dopo qualche anno che iniziò la Guerra dei Dieci Anni per la libertà di Cuba, Emilia Casanova, moglie dello scrittore cubano Cirilo Villaverde, scrisse a Garibaldi perché si unisse alla causa cubana.
Garibaldi era impegnato nella sua lotta per l’unificazione d’Italia, rispose dopo 12 mesi, e gli scrisse: “Con tutta la mia anima sono stato con voi dall’inizio della vostra gloriosa rivoluzione.Non è solo la Spagna che lotta per la libertà a casa sua e vuole ridurre in schiavitù agli altri popoli fuori. Però io starò tutta la mia vita con gli oppressi, siano Re o nazioni gli oppressori “.
Il 22 febbraio 1870 scrisse una seconda lettera: “In un’altra io manifestai a Lei il mio interesse per la libertà di Cuba. Io sto con i repubblicani della Spagna, ma non con quel governo reazionario, e desidero la totale indipendenza della sua bella Patria, per la quale si lotta così eroicamente”.
Queste evidenze epistolari confermano che il combattente italiano conobbe i desideri di libertà dei cubani e probabilmente, se non avesse dovuto rimanere nel suo paese lottando per la libertà, sarebbe stato insieme all’esercito mambí, porgendo il suo coraggio e la sua esperienza combattiva.
Giuseppe Garibaldi diventò il Cavaliere della Libertà, che trapassò le frontiere geografiche della sua cara Italia per unirsi alla causa dei popoli dell’America Latina.










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